Serigrafia

Dal greco, sericòs, “si desta” e “grafo”, “scrivo”, “incido”.

I critici, gli studiosi dell’arte e gli artisti più ortodossi non ammettono questa tecnica fra quelle utilizzate per produrre “stampe d’arte originali”, in quanto spesso il procedimento per ottenere la matrice atta alla stampa non viene eseguito dall’artista in persona, ma da un tecnico che riproduce in lavoro preesistente.

In effetti la serigrafia, per l’enorme possibilità di applicazione che ha in svariatissimi campi soprattutto industriali (sono “serigrafie” i cartelli stradali, le lattine di bevande, buona parte delle insegne pubblicitarie), ha perso quasi del tutto la sua connotazione artigianale.

Ciò non toglie che alcuni artisti lavorino ancora rispettando i canoni dell’“originalità” e sfruttino le potenzialità di questo tipo di stampa, senza ricorrere alla riproduzione fotomeccanica di un dipinto o di un disegno.

La matrice serigrafia è un telaio su cui è teso un tessuto a trama aperta più o meno fine e la sua preparazione alla stampa consiste nel coprire zone di questo tessuto in modo da chiudere la trama.

In fase di stampa l’inchiostro, spinto da “spremitoio” in gomma che viene fatto passare, inclinato e con pressione sul telaio, passa attraverso le zone di tessuto lasciate aperte e va a depositarsi sulla carta sottostante. Utilizzando inchiostri idonei si può serigrafare su quasi tutti i tipi di materiali.

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